Lettera a Nonna Maria. Capitolo 62. 22/02/2025
Mia nonnina,
sono seduto qui sulla poltrona vicino a te, a scrivere due righe su questo blocco note mentre tu dormi profondamente.
È mezzanotte, siamo soli, mamma è andata da poco a nanna e tra poco arriva zia Carla a farti compagnia la notte.
(Scrivo un po’ perché questo è uno di quei momenti che voglio cristallizzare nella mia mente e nel mio cuore).
Nonostante l’antidolorifico più forte che comincia a fare effetto, ti sento forte nonna. Ma pop assai.
Sento dentro questa stanza un’energia che mi spiazza.
Ti vedo e anche se il tuo corpo è fermo a letto ormai da un po’, io ti sento forte nonna: la tua anima guerriera io la vedo saltare fuori dalle lenzuola e correre tra sentieri ripidi, scalare le tue montagne con il tuo mitico zaino, e mentre ti sporchi le mani di terreno, e mentre cucini in quei pentoloni enormi con tanti bimbi che ti abbracciano.
Nonna io ti sento forte.
Mi sono sempre sentito un gran figo a dire che ero tuo nipote.
“Mia nonna è capo scout” “coooosa, ma che bello, che figata!, ma quanti anni ha?” l’avrò sentito mille volte.
Ti ho sempre preso in giro che prima o poi avrei chiamato “la vita in diretta” per fare un servizio su di te, perché sembravi davvero indistruttibile. Sempre giovane, energica, vitale.
In questo dannato mondo fatto sempre più di tempo sprecato, emozioni vissute e bruciate, individualismi patetici, perdita di coscienza e conoscenza…tu emani una luce immensa.
Pure ora, pure così.
La luce di una persona buona, con sani principi, che mette sempre prima gli altri prima di sé stessa.
Ho cercato di fare del mio meglio in questi mesi per farti pariá nu poc, per non farti mollare la presa, e mi scuso con te per aver insistito quando a volte tu mi dicevi che eri stanca e non riuscivi a fare gli esercizi. Ti ho fatto pure sta sorta di ricatto morale che dovevi farlo per me blablabla, pur di farti muovere un po’.
Perché tu per noi, facevi quel movimento di gambe in più che ti costava tanta fatica.
Pur di vederci contenti.
Io ci avevo creduto e sperato. Mi hanno detto che certe volte con gli anziani bisogna insistere. Ci ho creduto, sono stato un po’ egoista, mi dispiace tanto.
In questi mesi sto cercando di mostrarmi forte, ho dovuto quasi recitare la parte del cinico e cazzone a volte, anche con te.
L’ho fatto per stemperare. Per cercare di togliere quel brutto pathos negativo al momento.
Bisogna essere sempre forti, in ogni situazione, ce lo hai insegnato tu, con l’estremo coraggio e fermezza con cui hai affrontato i problemi della vita.
Il mio compito era quello di sempre: indossare la maschera del clown, portare leggerezza, cercar di far sembrare sempre le cose meno gravi di quelle che sono, di fare lo spiritoso senza la esse, come dicevi tu. (burloooona)
Sta parte la recito spesso, ma stavolta è stato davvero complicato: a volte avrei voluto solo urlare e piangere forte.
Abbiamo provato a farti sorridere, a ricordarti ogni giorno quanto è bella la vita, a cercare di rendere questi giorni meno bui, ma la verità è che tutti sappiamo (ma nessuno vuole ammetterlo) che il tempo che ci rimane con te è poco, molto poco.
Ci sembrerà davvero così strano che tu un giorno non ci sarai più.
Stai piano piano uscendo dalle nostre vite e nessuno di noi davvero si sente preparato al 100% a questa cosa, nonostante tu ce lo stia gentilmente ogni giorno facendo capire.
Forse sei la persona in tutta la nostra famiglia, che più sento affine a me, che più sento “con la stessa frequenza”.
Lo stesso impeto vitale direi.
Prima abbiamo parlato un po’, ti ho raccontato alcuni miei segreti, che so che con te saranno sempre al sicuro, in un posto speciale.
Le tue parole, i tuoi consigli sono e saranno per me linfa, motore di vita.
Alcuni tuoi figliocci scout, che tu consideravi nipoti come noi, in questi giorni mi stanno chiedendo tanto di te.
Più di una persona mi ha detto che ho preso da te il mio spirito guerriero che non si arrende mai e che sogna sempre. Questa cosa mi gonfia d’orgoglio, ma in fondo lo so che tu sei inarrivabile, sei tropp putent, nessuno sarà davvero come te.
È che quanto io sono con te, quando ti parlo, quando giochiamo a prenderci in giro, io mi sento profondamente capito. E come me, fai sentire tutte le persone così. Perché hai empatia, la cosiddetta intelligenza emotiva che si sviluppa macinando rapporti, conoscendo gente, vivendo tante vite.
Quell’equilibrio sottile tra ironia e consapevolezza, tra passione e fermezza, tra caos e precisione, quell’amore che hai negli occhi che si manifesta lentamente, senza abbracci e sbaciucchiamenti, ma con verità, sorrisi, battute e fatti, tanti fatti.
A me spesso agita tanto la mia capacità di pensare profondamente, a volte non lo accetto. Questa estrema sensibilità è un’arma a doppio taglio e devo dosarla bene.
Per questo faccio tante cose, per distrarmi, per non pensare a questa cosa che esisto.
Tu lo sai bene, tu conosci il mio profondo e il mio modo di stare al mondo.
Ecco, mi hai appena chiesto da bere, e quindi pausa scrittura….
Eccomi qui.
Vorrei tornare a quando eravamo piccoli e tu ci facevi giocare con il das, che tutto era così puro e vero, che ci insegnavi i giochi di ruolo, a fare l’uncinetto, che ci facevi costruire fortezze a casa tua con coperte appese ovunque.
Stare da te era come vivere un’avventura: ci tenevi sempre impegnati, ci tenevi vivi, creativi.
La tua casa è sempre stato il nostro rifugio.
Sei la confidente di tutti, e io posso vederli ora tutti in fila i nostri segreti sul letto accanto a te, ne sento la potenza.
Custodisci dentro di te tutti i nostri dubbi, tutte le nostre paure.
E il tuo tè freddo quando stavo ore a giocare a basket?
Tutte le volte che venivi a controllarmi quando stavo per l’ennesima volta male con le tonsille e mamma stava a lavoro?
Potrei scandire suono per suono il movimento dei tuoi passi quando venivi a controllarmi la fronte.
Nei tuoi occhi ho sempre letto un velo di malinconia, perche non accettavi serenamente la sofferenza attorno a te, perché tu dentro portavi con te dei macigni che forse nessuno di noi ha mai veramente compreso.
Ma tu non ce l’hai mai fatto pesare, anzi. È quella stata la tua grandezza più grande.
Hai avuto una vita incredibile. Più volte ho sperato tu ne scrivessi, ti ho esortato più volte a farlo, ma ci sono posti del tuo cuore che non hai mai concesso a nessuno, con un senso della riservatezza in completa opposizione alla nostra società. Questo ti ha reso la donna elegante e misteriosa che sei.
Ho provato a farti sorridere un po’ in questo periodo cercando di fare u baccalà, u strùnz, u fess, per alleggerire un po’ la situazione.
Ci siamo divertiti insieme: i nostri ruoli comici sono sempre stati ben definiti.
Io Stanlio, tu Ollio. Tu Bonolis, io Laurenti, io quello che fa il burlone, tu quella mi redarguisce seriosa ma che poi faceva la burlona peggio di me.
Mi ricordo che saluto gioioso mi facesti vedendomi fuori la terapia intensiva, e pure quel gelato in litoranea, e quel giorno che ti accompagnai a sant’Antonio (credo sia stata l’ultima volta che ci sei stata) e tutti ti veneravano come fossi un’entità suprema. Tu camminavi e davanti a te cadevano petali di rosa fatti di gioia e immensa gratitudine.
Ricordo quando andai in Africa a fare volontariato: tu eri così fiera di me. Ricordo la tua espressione quando tornai, così desiderosa di conoscenza. Se avessi avuto anche solo 4/5 anni in meno mi avresti chiesto di venire, ne sono sicuro.
Tu ci hai insegnato che una sola persona, se davvero ci crede, può cambiare il destino di una comunità, il futuro delle persone, il loro destino.
Può, con piccoli gesti, in punta di piedi, aiutare chi gli sta attorno e migliorare davvero le cose.
Nonna io sono qui, e non andrò mai via da questa poltrona, io te lo prometto.
Saremo per sempre:
Io:”nonna cumm si bell”
Tu:”comm o’cul ra tiell”
Con amore infinito,
Per sempre
Ale