Una bella Storia. Capitolo 1. 14/06/2017

Una bella Storia. Capitolo 1. 14/06/2017

Questa storia nasce da un’amicizia.
Un amico che, con una semplice chiacchierata, forse mi ha salvato la vita.
Ed è incredibile come la vita fa giri immensi, e poi è il tuo amico di sempre a scatenare il dubbio.
Sapete la storia del battito di farfalla che scatena l’uragano dall’altra parte del mondo?
E’ andata più o meno così.
Non è affatto un caso se è cominciato tutto da lui.
E sono fiero di esser il suo testimone.

Ho deciso di scrivere questo blog in un momento preciso.
Lo ricordo distintamente.
Ero steso sotto i raggi X della Pet/Tac e sentivo il fluorodesossiglucosio scorrermi nelle vene.
Era un pò caldo, e fin all’ultimo ho sperato diventassi un pò tipo Wolverine. Chessò, un super potere tipo lanciafiamme dagli occhi, ma anche la facoltà del teletrasporto andava bene.
Niente da fare, niente superpotere.
Tranne piegare la lingua in bocca e farla rimanere attaccata senza toccare denti e palato, ovvio.

Conoscete Sliding Doors?
Il mio momento di “bivio” è stato quando ho sentito il dottore parlare di metastasi. Ricordo che ho guardato mio padre, aveva paura. Gliel’ho letto negli occhi.
Ricordo che sono entrato in stanza, mi sono steso a letto, ho guardato il soffitto.
Poi sono sceso dal letto e ho cominciato a camminare nel corridoio senza mai fermarmi. Facevo avanti e indietro, come se fossi in trans-agonistica.
Mentre camminavo, ho beccato una donna che camminava anche lei nel corridoio come me, avrà avuto circa 50 anni. Pigiamino rosa, e bandana verdina.
C’erano tante persone che avevano la bandana lì.
Nelle poche chiacchiere che ci siamo scambiati mi ha lasciato qualcosa, non so spiegarvi.
Aveva una grande forza d’animo, mi parlava di operazioni, di cicli di chemio infiniti, ma lo faceva sorridendo, e non con rassegnazione, sia chiaro.
Era na potenza.
Forse quello è stato il vero “bivio”.
Il mio momento di sconforto grazie a lei è durato solo 20 minuti.
Da quel momento non ho mai dubitato più di nulla.
Ho fatto tutto quello che potevo, mi sono documentato, ho letto tantissime cose su internet su ciò che mi aspettava.

Non voglio che questa sia una storia triste perchè credetemi.. io non lo sono.
Certo, preferirei trovarmi in giro per il mondo a far danni come mio solito. Ma poi ho pensato che questa sarà una grande opportunità di crescita per me.
Sicuramente conoscerò tante persone nuove.
Mi farò dei nuovi amici.
Il primo sulla lista è il mitico signor Rosario che è stato mio compagno di stanza in ospedale.
Vi giuro, era uno spasso. Gli ho insegnato ad usare whatsapp, e mi manda cuori azzurri tutti i giorni. Credo li mandi azzurri perchè siamo maschietti.
Cuori rossi faceva troppo gayingenui.
Oggi mi ha pure mandato un messaggio vocale, parlando con la voce tutta impostata, come se stesse parlando alla segreteria telefonica.
Mi ha fatto pisciare sotto.
Rosario ha 60 anni, una faccia cicciotta, e degli occhiali enormi.
E’ un misto tra Pablo Escobar, e Ciccio Ingrassia.
Lo adoro.
So tutto di lui. Facevamo delle lunghissime chiacchierate.
Si occupava di consegne latte e pane. Si svegliava tutti i giorni alle 4 e mezza, alle 5 era già nel suo Fiorino a fare le consegne.
Anche lui non stava lì in vacanza, aveva subito un’operazione il giorno prima arrivassi io.
Era allegro.
Come un bambinone, una di quelle persone con la battuta sempre pronta. Che pure quando si trovava in situazioni di disagio fisico, o magari aveva qualche dolore si pigliava per culo da solo per quanto si lamentava.
Uno spettacolo.
Aveva una famiglia bellissima, tutti super ohyeah come lui: gente semplice, ma con gli occhi pieni d’amore e vitalità.
Un pò mi manca, sono sincero.
Lui ora sta a casa, sta bene: la sua battaglia l’ha vinta.
Appena starò meglio andrò a trovarlo.

Tornando a me.
Cosa dirvi ragazzi…
La mia storia comincia da un’ecografia.
Ho sempre pensato non esista il destino, ho sempre pensato che spetta all’uomo decidere cosa fare, chi essere.

A volte penso che esagero nell’essere ironico parlando di questa malattia.
Anzi, non lo penso io, ma la gente che mi ascolta sicuramente si.
Qualcuno penserà : ” vabbè sicuramente sarà uno strumento di difesa ostentare sicurezza con tutta quest’ironia”.
Non è cosi, ve l’assicuro.
Ho paura anche io, ma penso che piangersi addosso non serva a nulla.
Nella vita ciò che conta è rimanere sè stessi in ogni circostanza.
Anche quando dentro di te è cresciuto un piccolo linfonodo strano.
Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, sono anche un pò curioso nel vedermi senza capelli, ve lo svelo. Finalmente potrò assomigliare a TheRock.
Uguale.

Voi che siete su questa pagina mi conoscete.
Chi meno,chi più, ha passato del tempo con me.
Ora secondo voi, io, per come mi conoscete…come potevo reagire a questa situazione che mi è capitata?
Devo per forza essere me stesso. Con estrema trasparenza e libertà.
Non voglio limitarmi, non voglio chiudermi.
Anzi sento la responsabilità di raccontare questa cosa a chi mi vuole bene.
Donando la mia esperienza.
Esponendomi con strafottenza.
Come ho sempre fatto nella mia vita.
Certo, a parlare di questo in maniera così libera si fa un pò di fatica, lo ammetto.
Non è come parlare di un viaggio, e non è la mia solita una riflessione esistenziale/filosofica.
Però son sicuro che mi servirà, e so che, superato questo periodo, rileggerò queste parole e mi sentirò invincibile.

Questo Diario servirà a questo.
A darmi le motivazioni giuste.
A ricordarmi quel giorno in cui mi dissero che avevo una malattia con il nome brutto e che avrei dovuto combatterla.

Preparo l’armatura, scendo in arena.

Ci sentiamo qua, se vi va.

Peace

Ale

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